La risposta è nelle piante

Il benessere, la qualità degli spazi e le condizioni di vita all’interno di ambienti confinati sono da sempre motivo di ricerca per i progettisti. Attualmente, l’attenzione rivolta all’involucro edilizio, inteso come principale responsabile delle dispersioni termiche, ha introdotto nel pensiero comune la tendenza, e la consuetudine nell’edilizia, a “sigillare” sempre più gli edifici con l’obiettivo di diminuire i consumi energetici.
La necessità di ridurre gli sprechi negli ambienti chiusi comporta una preoccupazione altrettanto rilevante, che è quella dovuta all’incremento dei composti organici volatili (VOC) presenti nell’aria, conseguenti alla riduzione della ventilazione: ricambi d’aria giornalieri, infissi ad alta tenuta e, in ambienti lavorativi, l’utilizzo della ventilazione meccanica.

I VOC sono prodotti da molte fonti naturali e artificiali (materiali edilizi, detersivi, combustione, tabacco, elettronica, attività umane, vernici, adesivi, deodoranti, cosmetici, ecc), che benché singolarmente presenti in basse concentrazioni, la loro interazione e addizione è in grado di produrre effetti negativi sulla nostra salute (Organizzazione mondiale della sanità, 2000).

(Clairy, Progetto di ricerca del LINV e PNAT. Immagine tratta dal sito web del LINV)

Ancora una volta in nostro soccorso interviene il mondo vegetale, che attraverso i suoi processi naturali più o meno conosciuti contribuisce a contrastare l’inquinamento indoor dovuto agli agenti contaminanti più diffusi, quali la formaldeide (o aldeide formica), il benzene, il monossido di carbonio, l’azoto, l’acetone, il tricloroetilene e il gas radon, oltre ad aumentare l’umidità relativa interna e assorbire anidride carbonica rilasciando ossigeno, attraverso la fotosintesi clorofilliana.

Già nel 1973 gli scienziati della NASA, durante la missione Skylab III, individuarono più di cento sostanze chimiche organiche volatili emesse dai materiali con cui era stata costruita la navicella spaziale. Questo determinò l’inizio dei primi studi scientifici condotti dal Dott. Wolverton e i suoi collaboratori, i quali dimostrarono che gli organismi vegetali, e nello specifico, molte delle più comuni “piante d’appartamento” erano in grado di rimuovere un’altissima percentuale di VOC da camere sperimentali sigillate ed isolate.  Tale proprietà venne definita “scomposizione metabolica”, oggi nota come “fitorimediazione” o “biofiltrazione”.

Un recente studio condotto dai ricercatori della State University of New York ha promosso cinque differenti piante in vaso che, messe alla prova con 8 agenti inquinanti all’interno di ambienti ermeticamente chiusi, hanno dimostrato di avere una buona capacità assorbente. Ad esempio le Bromeliacee, piante tropicali, prevalentemente presenti nelle foreste pluviali americane, coltivate a scopi ornamentali o per la produzione di frutti (come nel caso dell’ananas) si sono rivelate molto efficaci nel rimuovere più dell’80% di sei delle 8 sostanze inquinanti; anche le piante del genere Dracena, più di tutte, si sono rivelate efficaci nell’assorbire l’acetone, il cui livello diminuirebbe drasticamente fino al 94% in meno. Il Falangio (anche conosciuto sotto il nome di “nastrino”) si è dimostrato il più rapido nell’assorbimento di inquinanti, infatti non appena collocato nella stanza sigillata, questa pianta ha iniziato immediatamente a far diminuire il quantitativo di sostanze cancerogene presenti nell’ambiente. Altre due piante utili a purificare l’aria sono, infine, l’Albero di Giada (Crassula ovata) e la Consolea falcata. Il primo è una pianta grassa appartenente alla famiglia delle Crassulaceae, originaria dell’Africa meridionale. La seconda è una pianta grassa legnosa classificata nella famiglia dei cactus (Cactaceae).

Il panorama delle specie vegetali da vaso con proprietà fitodepurative, come dimostrato da ulteriori ricerche scientifiche di settore, si allarga considerevolmente se prendiamo in esame gli effetti in ambienti non ermeticamente sigillati. Il mondo del web è ricco di numerosi esempi di piante capaci di diminuire la presenza di specifiche sostanze tossiche per ogni ambiente domestico o di lavoro. Un ottimo contributo alla diffusione dell’argomento, lo danno Arianne Boixière e Geneviève Chaudet nel loro manuale “Le piante inquinanti” (edito da “Red Edizioni”), una vera e propria guida per conoscere ogni specie vegetale attraverso una descrizione delle singole proprietà delle piante, con suggerimenti sulla loro disposizione in ogni ambiente e ottimi consigli su come prendersene cura.

Un’importante e giovane realtà che suggerisco di visitare e di tener presente, è il LINV “Laboratorio internazionale di neurobiologia delle piante”, fondato nel 2005 all’ Università di Firenze, sotto la guida del Prof. Stefano Mancuso.
Il LINV attira ricercatori da tutto il mondo ed è associato con molti istituti per lo scambio di studenti, idee e progetti. Offre formazione per i ricercatori in moderne tecniche di fisiologia vegetale, comportamento delle piante, biologia molecolare, fisiologia dello stress e molti altri temi di ricerca. In questo contesto così dinamico si osservano e si studiano i comportamenti delle piante, i loro microcosmi associati (suolo e microbioma) e i meccanismi che regolano i processi per il miglioramento dell’ Air quality indoor (IAQ), ed è qui che nasce la collaborazione tra PNAT (spin-off di ricerca all’interno del LINV) e Lab. Fabrici, giovane startup di designer che ha progettato Clairy: un vaso tecnologico, capace di amplificare le naturali proprietà di fitodepurazione delle piante grazie ad un sistema di ventilazione forzata immessa nel terreno e nelle radici, dove i microorganismi presenti attivano i loro processi di disgregazione e assorbimento delle sostanze nocive, riscontrabili nell’aria presente negli ambienti chiusi.

Clairy rappresenta dunque un prodotto tutto italiano la cui tecnologia è stata sviluppata nella Silicon Valley ed i risultati sono stati monitorati e testati nei laboratori del LINV.

(Clairy, Progetto di ricerca del LINV e PNAT. Immagine tratta dal sito: Clairy)

La tecnologia adottata utilizza un sistema di trasmissione delle informazioni WIFI che permette di conoscere anche a distanza ed in tempo reale i livelli di inquinamento all’interno della propria abitazione. Attualmente è possibile prendere visione e sostenere il progetto su kickstarter.com.

Noi ci auguriamo di trovare presto tecnologie come Clairy sulle srcivanie dei nostri uffici e nelle nostre case, con la speranza che l’utilizzo delle piante come strumento depurativo diventi una vera e propria scelta consapevole per la riduzione dell’inquinamento e la cura degli ambienti in cui viviamo.
Nell’attesa, vi suggeriamo di trascorrere il tempo libero al parco e all’aria aperta con i vostri figli!

Valentina Ciani per Madori design.

Contatti

Madori
P.zza Manfredo Fanti 38
00185 Roma
Tel: 0645550692
Cell: 3384104677
Email: info@madoridesign.com

Seguici

Facebook