Autoprogettazione e autocostruzione, tre manuali utili

Mi capita spesso di riflettere sul contributo che il design e l’architettura apportano al benessere di tutti i giorni.
Sono convinta che entrambe dovrebbero insegnarci a vivere meglio, e sono altrettanto convinta che per riuscire a fondo in questo obiettivo entrambe dovrebbero condividere di più le ragioni e i processi progettuali con i destinatari.
In un momento storico di cambiamento come quello che stiamo vivendo, le nostre capacità costruttive dovrebbero essere sviluppate e allenate per renderci più liberi di realizzare il mondo che vogliamo.
In questo articolo voglio segnalarvi tre libri interessanti che mi sembrano utili per affrontare il tema dell’autoprogettazione e dell’autocostruzione. Ve li segnalo sia per le questioni più teoriche che riguardano i metodi, sia per le questioni più pratiche che riguardano invece le tecniche.

Utilizzare le risorse dell’ambiente

Il primo libro l’ho scoperto recentemente grazie al consiglio di un amico. Il suo titolo è Manual del arquitecto descalzo. Si tratta di un manuale di architettura che spiega tecniche e consigli costruttivi adatti a ciascuna zona climatica del pianeta. L’autore, Johan van Lengen, è un architetto olandese che negli anni settanta ha abbandonato la sua carriera professionale per dedicarsi alla ricerca di soluzioni abitative per i poveri. Ha lavorato per le Nazioni Unite svolgendo numerosi progetti nell’America Latina e ha dedicato gran parte della sua ricerca a capire come trasferire la sua conoscenza costruttiva alle persone comuni.
Il manuale (270 pagine) fornisce istruzioni concrete per realizzare case e altri edifici. E’ ricco di illustrazioni e di disegni che spiegano passo per passo come si disegna una pianta e un prospetto, come si orienta l’edificio rispetto al sole o ai servizi della città. Ci sono indicazioni sui materiali e sulle tecniche costruttive per realizzare tutto ciò che serve a una casa: dai muri ai sanitari.

Johan-van-lengen, Manual del arquitecto descalzo
(Una pagina del manuale che spiega il linguaggio architettonico e mostra cosa si intende per: piante, prospetti e sezioni)

Il manuale di Van Lengen riporta indicazioni semplici ed efficaci, che insegnano ad usare le risorse fornite dall’ambiente: l’inclinazione naturale del terreno, la ventilazione, il calore della terra, le materie prime. in questo senso può essere considerato anche come un manuale di bio-architettura.
Lo potete scaricare gratuitamente dal web.

Abitare senza costruire

Il secondo libro è di Yona Friedmann, designer, architetto e urbanista ungherese, che fin dal 1956 si schiera contro la pianificazione architettonica e urbanistica, a favore di una architettura e di una città in continua trasformazione. L’interesse per l’autoregolazione degli abitanti lo sviluppa sulla propria pelle durante la seconda guerra mondiale, quando è costretto a scappare e a rifugiarsi prima in diverse capitali europee, poi in Isralele, dove come molti altri profughi e rifugiati, si ritrova a vivere un nomadismo forzato.

Il titolo del manuale Di Friedmann che qui vi consiglio è: L’architettura di sopravvivenza. Una filosofia della povertà.
Ristampato nel 2009 da Bollati Boringhieri, questo testo propone come linea guida l’idea della “sopravvivenza”, intesa come “resistenza della povertà ai rimedi classici”. A tal proposito propone un manuale di autopianificazione che fornisce una “interpretazione realizzabile della natura resa abitabile”.

Il manuale di Friedmann propone una rilettura della professione dell’architetto, come colui che può insegnare agli abitanti un linguaggio, quello della progettazione. Un linguaggio che troppo spesso il professionista conserva in segreto, come per paura che qualcosa gli possa essere sottratto.

Autopianificazione, Diagramma di Yona Friedmann
(tratto dal manuale, un disegno di Yona Friedmann che spiega – con bottoni e linee – le relazioni tra le stanze di un appartamento)

Anche questo manuale è denso di illustrazioni e di diagrammi, che mirano a spiegare, insieme ai contenuti teorici, come “l’architettura di sopravvivenza” stia nascendo non tanto per volontà degli architetti, quanto piuttosto per la necessità degli abitanti, che per diversi motivi hanno sempre più difficoltà ad avere una casa.
Dopo aver esaminato le nuove povertà e i nuovi ruoli dell’abitante e dell’architetto, Friedmann si sofferma su un messaggio che reputo molto attuale: saper utilizzare piuttosto che costruire, ovvero: la nuova architettura come opera senza tracce, che non necessità di smantellare ciò che c’è e che non aggiungere altro, ma semplicemente ripensa l’esistente.

Ricominciare dalle mani

Il terzo libro che vi propongo è di Enzo Mari, designer italiano autodidatta, che sin dagli anni cinquanta ha partecipato ai maggiori movimenti dell’avanguardia artistica legati al design. Il libro che vi propongo è: autoprogettazione?, un manuale che fornisce indicazioni semplici e alla portata di tutti per realizzare mobili “con semplici assemblaggi di tavole grezze e chiodi”.

Si tratta di uno dei tanti progetti pensati da Mari per stimolare l’autocostruzione e allo stesso tempo per favorire una capacità critica degli utenti di fronte alla produzione industriale: costruendo da soli infatti si può comprendere il processo produttivo, ed essere anche più consapevoli rispetto a ciò che ci offre il mercato.

Enzo Mari durante la costruzione della sedia P
(Enzo Mari mentre costruisce la sedia P. Foto Dezeen)

Per Mari questo manuale è un progetto in divenire che può arricchirsi di tutti i contributi degli utenti che vorranno sperimentarlo. Anche in questa nuovissima edizione del 2010 c’è l’invito a quanti costruiranno i mobili riportati nelle schede di inviare le foto presso il suo studio (Piazzale Baracca 10 – 20123 Milano).

Progetti di sedie, tavoli, letti, panchine, sono presentati nel manuale corredati di una fotografia illustrativa e di una scheda tecnica che spiega le quantità e le misure dei componenti. E’ un testo del 1974 che attraverso la proposta di forme elementari fa ancora oggi ragionare sulla possibilità del design di farsi strumento di trasformazione della relazione tra l’uomo e il mondo.

Ricominciando a costruire mobili per la nostra casa, potremmo scoprire quanto è semplice e potrebbe venirci addirittura la voglia di farlo anche per il nostro condominio, o per il parco del nostro quartiere.
Il divertimento potrebbe estendersi e potremmo scoprire che la povertà attuale non è altro che una grande occasione per ripensare insieme il nostro modo di abitare, e non solo la nostra casa.
Provare per credere!

Bibliografia
  • Friedmann Y. (1974) Utopie realizzabili, Quodlibet, Macerata, 2003
  • Friedmann Y. (2003) L’architettura di sopravvivenza. Una filosofia della povertà, Bollati Boringhieri, Torino, 2009
  • Mari E., 25 modi per piantare un chiodo, Mondadori, Milano
  • Mari E. (1974) autoprogettazione? Corraini, Mantova, 2010
  • van Lengen J., Manual del arquitecto descalzo, árbol editorial, México D.F., 1997
  • van Lengen J., The Barefoot Architect: A Handbook for Green Building, Shelter Pubblications, Bolinas, CA, USA, 2007

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